Innovazione Alimentare

È chiaro che l’attuale sistema agroalimentare non possa continuare secondo il modello business-as-usual che ci ha condotti verso le sfide senza precedenti che affrontiamo oggi. È ormai necessario un cambiamento radicale.

Quando parliamo di cibo, innovazione è una parola che può essere applicata a contesti e scenari differenti, con infinite declinazioni. Dal globale al locale, l’innovazione alimentare coinvolge ogni fase della filiera agroalimentare.

L’innovazione nella produzione alimentare può spaziare dalla digitalizzazione dei processi per ridurre l’utilizzo delle risorse naturali, come nel caso del vertical farming o dell’agricoltura in ambienti controllati, fino alle pratiche agricole tradizionali e rigenerative.

L’innovazione nella distribuzione alimentare può riguardare una maggiore efficienza della catena del freddo, investimenti in infrastrutture migliori, l’accorciamento della filiera agroalimentare, sistemi di redistribuzione del cibo, la donazione delle eccedenze o un migliore design del packaging alimentare.

Costruire un ecosistema dell’innovazione a Pollica attraverso il Paideia Campus significa creare partnership con organizzazioni locali, europee e internazionali per promuovere la nascita di imprese, ma anche la prototipazione di soluzioni innovative applicabili ai modelli produttivi tipici del bacino del Mediterraneo.

Significa sviluppare un Laboratorio Mediterraneo al servizio della comunità locale per favorire la rigenerazione ambientale, lo smart living e la tutela del patrimonio culturale.

In questo senso, innovazione e tecnologie vengono concepite secondo il significato etimologico dell’antica parola greca “techne”, che significa “abilità manuale, arte, mestiere”: qualcosa di profondamente legato all’essere umano e alla nostra capacità di trasformare una materia prima naturale in un’opera d’arte.

Innovazione delle parole

L’innovazione alimentare arriva fino ai consumatori finali, aiutandoli a diventare più responsabili, informati e attenti rispetto alle proprie scelte alimentari.

La divulgazione, la diffusione e la sensibilizzazione del grande pubblico sui temi agroalimentari sono fondamentali per rendere le informazioni accessibili ai consumatori e accelerare il percorso verso un’alimentazione e uno stile di vita più sostenibili.

Gli esempi spaziano da etichette alimentari migliori e packaging in grado di rallentare il deterioramento degli alimenti, fino a corsi di cucina per ridurre gli sprechi o semplicemente al modo in cui le sfide attuali vengono spiegate e affrontate attraverso giornali, pubblicità e social network.

Ognuno di noi è chiamato a offrire un contributo concreto.

L’approccio sistemico è prima di tutto un approccio individuale: ogni consumatore, attraverso ciò che mangia e acquista, ha la possibilità e la responsabilità di generare un impatto quando compie scelte consapevoli e intenzionali.

In questo contesto, le parole svolgono un ruolo centrale.

Plasmano la sensibilità umana e possono trasmettere messaggi importanti e potenti.

Le parole possono educare alla tutela della biodiversità, all’uso responsabile delle risorse, alla riduzione dello spreco alimentare, alla territorialità, alla cultura e alle energie rinnovabili, partendo da bisogni comuni.

È necessario un nuovo lessico, quello della sostenibilità.

“Il linguaggio guida il nostro ragionamento verso gli eventi. […] È importante concentrarsi su come la lingua che parli plasma il modo in cui pensi. E questo ti offre l’opportunità di chiederti: perché penso nel modo in cui penso? Come potrei pensare diversamente? E anche: quali pensieri desidero creare?”

– Lera Boroditsky

L’EIT Food Journalism Award

Dall’impegno di chi opera nella stampa, nella radio, nella televisione e sul web e continua a raccontare la stretta relazione tra cibo, innovazione e sostenibilità, EIT Food ha creato il Premio Italiano di Giornalismo sull’Innovazione e la Sostenibilità Alimentare, con l’obiettivo di premiare le voci del giornalismo che diffondono i valori legati al settore agroalimentare e raccontano il cibo dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale.

Il concorso, organizzato in collaborazione con la Unione Nazionale delle Associazioni dei Giornalisti di Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca ed Energie Rinnovabili (UNAGA), ha coinvolto oltre 40 giornalisti italiani, selezionati da una giuria di alto livello secondo i seguenti criteri: rilevanza dei contenuti rispetto al settore agroalimentare, chiarezza espositiva e impatto.

Ieri, Pollica e in particolare il Castello dei Principi Capano hanno ospitato la cerimonia ufficiale dell’EIT Food Journalism Award e accolto i due vincitori finali:

  • FEDERICO TURRISI (Ohga) – 1° posto – con il suo articolo sull’etichetta climatica, che approfondisce temi complessi come Nutri-Score, Eco-score, trasparenza delle etichette e falsi miti sulle emissioni di gas serra legate agli alimenti.
  • GIANLUCA ATZENI (Tre Bicchieri – il settimanale economico del Gambero Rosso) – 2° posto – con il suo articolo su cibo, vino e biotecnologie, che esplora le differenze tra alimenti geneticamente modificati, tecnologie di evoluzione assistita, nuove tecniche genomiche e nuove tecniche di selezione, all’interno del più ampio contesto della sicurezza alimentare e della sostenibilità.

La cerimonia, che ha concluso un evento di tre giorni a Pollica dedicato alla celebrazione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, è stata un’occasione per diffondere conoscenze, buone pratiche e testimonianze sui temi dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale, oltre che per sostenere simbolicamente l’attività dei giornalisti vincitori grazie al premio economico assegnato dall’EIT Food Journalism Award: 1.500 euro per il primo classificato e 700 euro per il secondo classificato.

Se te lo sei perso, puoi rivederlo qui.

FOUNDER
Sara Roversi

Sara Roversi è un’imprenditrice sociale e una leader internazionale che opera all’intersezione tra cibo, ecologia, educazione e trasformazione culturale. La sua visione si fonda su un’idea chiara: il cibo non è soltanto nutrimento, ma uno strumento per rigenerare ecosistemi, comunità e stili di vita.

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