Durante la seconda giornata di celebrazioni della Dieta Mediterranea, abbiamo cercato di individuare quali siano gli elementi capaci di promuovere lo sviluppo sostenibile di un territorio, con un’attenzione specifica alle aree rurali e marginali, come accade in molte zone d’Italia e d’Europa.
Come di consueto, siamo partiti dal settore alimentare, perché è ciò che collega ciascuno di noi alla terra e all’uso che ne facciamo.
La voce delle donne
Abbiamo iniziato parlando delle donne in agricoltura. Perché? Perché il 70% della forza lavoro agricola in Italia è rappresentato da donne, ma, come spesso accade, non sono sufficientemente rappresentate.
Per questo abbiamo invitato Linda Carobbi, Co-Founder della National Association of Women in Fruit and Vegetables, Business Development Manager & Co-Founder di TurismiAmo, per comprendere l’importanza che le donne possono avere nello sviluppo di un territorio.
Nata nel 2017, la National Association of Women in Fruit and Vegetables riuniva inizialmente 30 donne con l’obiettivo di trovare modi per dare voce alle donne in agricoltura, da chi lavora nei campi a chi si occupa di import-export: ogni parte della filiera era rappresentata.
Oggi l’associazione conta più di 100 donne e lavora attivamente per portare questa voce a un pubblico più ampio, anche attraverso il film documentario “Fertile”, che sarà girato nei prossimi mesi.
Solidarietà e convivialità
Per comprendere che cosa significhi un territorio sostenibile, dobbiamo tornare alle radici di questa terra speciale che è Pollica e il Cilento, culla della Dieta Mediterranea.
È proprio questo il lavoro che Rossella Galletti, Ph.D. in Antropologia Culturale presso l’Università Suor Orsola Benincasa, insieme al MedEatResearch Lab, ha portato avanti negli anni precedenti.
Attraverso la ricerca “Possa Campà Cent’anni”, Rossella Galletti e il suo team hanno intervistato gli anziani di Pollica e delle aree circostanti, di età compresa tra i 90 e i 103 anni, con l’obiettivo di dare voce a persone che rappresentano veri e propri microcosmi, talvolta aderenti alla Dieta Mediterranea e talvolta più distanti da essa.
L’obiettivo era anche quello di salvaguardare differenti modi di stare al mondo.
Ogni anziano rappresenta un patrimonio prezioso, capace di trasmettere conoscenze importanti alle generazioni future.
Dalle interviste sono emerse quattro aree tematiche: l’orto, la fame, la solidarietà, i cibi preferiti e la convivialità.
Tutti avevano un orto in cui coltivare frutta e verdura per tutto l’anno, oltre agli ulivi per la produzione dell’olio.
Solidarietà e convivialità erano elementi fondamentali nella vita quotidiana di queste persone.
Le parole utilizzate da una delle persone intervistate, sempre espresse al plurale, testimoniano questo senso di condivisione:
“Lavoravamo la terra, cantavamo, ci prendevamo cura degli animali…”
Sempre insieme, mai da soli.
Infine, anche la fame, che a quel tempo era reale, è emersa come un aspetto importante.
L’importanza di questa ricerca non consiste semplicemente nel raccogliere informazioni, ma nel trasmettere alle generazioni future idee e modi di vivere possibili, capaci di contribuire a un futuro sostenibile.
Territorio sostenibile
Come abbiamo visto, un territorio sostenibile dipende dalla conoscenza che ne abbiamo, sia dal punto di vista storico sia nella vita quotidiana.
È questo l’approccio che Antonio Pellegrino, rappresentante della Cooperativa Sociale “Terra di Resilienza”, ha sottolineato con maggiore forza e che è diventato centrale nella sua attività.
Partire dalla terra, dalla sua terra, il Cilento, significa comprendere tutti gli strati che l’hanno costruita nel corso della storia.
Antonio riconosce la presenza di un numero infinito di immaginari che influenzano la nostra vita quotidiana.
“Gli immaginari della nostra epoca sono amplificati in modo incredibile. Sono gli immaginari che ci permettono di orientarci nella vita quotidiana. Vivere qui, nel Cilento, ha significato ricevere un immaginario che arrivava dall’esterno. Legato allo sviluppismo, alla valorizzazione, alla parola, al nomos, alla pianificazione, a tutta una serie di funzioni nei territori rurali.”
Antonio Pellegrino, Terra di Resilienza
Questi immaginari non devono distogliere il nostro sguardo da ciò che la terra è realmente.
Dobbiamo arrivare alla sostanza delle cose:
“Oggi parliamo molto di permacultura, ma che cos’è il muro a secco che trovi in ogni angolo del Cilento, se non permacultura?”
Dobbiamo tenere gli occhi aperti e lasciare che il nostro sguardo torni alla storia di un luogo, per comprendere il presente e costruire un futuro sostenibile.




