Agri-Culture Youth Welfare

Come possiamo attivare l’imprenditorialità in un contesto in cui i tassi di abbandono scolastico e disoccupazione sono tra i più alti del nostro Paese?

Questa è stata la sfida alla base di “Agri-Culture – Youth Welfare,” un progetto avviato nel giugno 2021, lavorando fianco a fianco con i giovani di Pollica, nel cuore del Bacino del Mediterraneo.

È risaputo che l’Italia può fare meglio in termini di istruzione. Il nostro Paese è terzo nell’Unione Europea per tasso di abbandono scolastico, con dati che mostrano che nel 2020, 543.000 giovani tra i 18 e i 24 anni hanno lasciato gli studi dopo aver completato la scuola media.

Eppure è nel Sud Italia che si registrano i tassi più elevati di Early Leavers from Education and Training: 17,3% in Campania, insieme al 19,4% della Sicilia e al 16,6% della Calabria.

Le cause principali sono di natura culturale e sociale, legate al livello di istruzione familiare e a motivazioni economiche, ma anche all’insoddisfazione rispetto all’offerta formativa disponibile e ai fattori di attrazione del mercato del lavoro.

Una scuola di imprenditorialità

È proprio per colmare queste lacune che nasce il progetto “Agri-Culture Youth Welfare”: un percorso di 10 giorni presso il Castello dei Principi Capano, costruito a partire dai sogni e dalle frustrazioni dei giovani di Pollica, dalle sfide che caratterizzano il territorio, ma anche dal potenziale che il contesto locale può offrire.

Attraverso l’applicazione di metodologie innovative di coaching e Design Thinking, il progetto mira a scoprire e valorizzare valori nascosti, creare nuove opportunità e ridistribuire la bellezza per il benessere collettivo.

Per raggiungere questo obiettivo, la prima fase del progetto è orientata alla conoscenza: comprendere il target, definire gli obiettivi finali e mappare gli stakeholder locali per aumentare la consapevolezza dei giovani rispetto al territorio circostante, al suo potenziale e alle sue principali difficoltà.

Lavorare con i giovani, piuttosto che per loro, è stato il valore aggiunto: aumentare le connessioni reali, favorire le interazioni peer-to-peer e riattivare anche quel senso di unità che ancora caratterizza luoghi così ricchi di cultura e storia.

Ed è proprio da queste sfide che siamo partiti.

Nel giro di pochi giorni, i giovani hanno iniziato a definire i dettagli dei propri progetti imprenditoriali, delineando i benefici che le loro idee avrebbero potuto generare sia per il territorio che per la popolazione.

Questo è stato possibile accompagnandoli nella riscoperta della loro terra attraverso occhi diversi, portandoli a visitare agricoltori e produttori locali, a conoscerne metodi e attività, ma anche a intervistare il proprio pubblico di riferimento, dai bambini agli adulti.

La bellezza di ascoltare abitanti del luogo stupiti dire: “Non sapevo dell’esistenza di questo produttore, è stato molto interessante riscoprire Pollica”, è stata la vera magia di questa esperienza formativa.

Ritornare ai valori

Il successo di questo progetto è stato possibile perché i valori sono stati messi al centro.

Valori che hanno spinto i giovani di Pollica a inseguire i propri sogni, valori ai quali poter tornare in ogni fase successiva per valutare i progressi, valori che possono essere condivisi per coinvolgere nuovi stakeholder nel progetto.

Valori che comprendono sia le persone sia il territorio e che devono essere restituiti alla terra.

Il risultato più importante di questo progetto è stato vedere i semi del cambiamento emergere tra i giovani partecipanti.

I ragazzi si sono immersi sempre di più nel progetto, diventando ogni giorno più sicuri di sé.

Hanno iniziato il proprio percorso verso un nuovo approccio alla vita quotidiana, allontanandosi da una mentalità basata sui problemi e iniziando ad abbracciare una nuova visione: una prospettiva basata sulle opportunità attraverso cui valutare la propria quotidianità e il proprio territorio.

Le problematiche territoriali hanno risvegliato un interesse attivo e un senso di orgoglio, portando i giovani a parlare delle proprie idee imprenditoriali anche al di fuori degli “orari di lezione”.

Sono migliorate anche le capacità comunicative, rendendoli più efficaci nel public speaking e più coinvolgenti nella fase di condivisione delle idee.

Questa autoconsapevolezza rappresenta l’inizio di un lungo percorso di conoscenza, perfettamente intrecciato con il senso di comunità e con le peculiarità del territorio locale.

Questa è la rivoluzione agri-culturale che immaginiamo.

Questi sono aspetti fondamentali che possono portare benefici a Pollica.

FOUNDER
Sara Roversi

Sara Roversi è un’imprenditrice sociale e una leader internazionale che opera all’intersezione tra cibo, ecologia, educazione e trasformazione culturale. La sua visione si fonda su un’idea chiara: il cibo non è soltanto nutrimento, ma uno strumento per rigenerare ecosistemi, comunità e stili di vita.

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